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Primavera 2011: la politica si muove

La moda delle primarie non ha frontiere: il 19 febbraio 2011 (domani per chi scrive) si celebreranno quelle per scegliere il candidato del Partito dei Socialisti di Catalogna (PSC) alle elezioni comunali del 22 maggio 2011. In lizza, Jordi Hereu, attuale sindaco (alcalde) di Barcellona e Montserrat Tura, ex Consigliere (Consejera) del Dipartimento di Giustizia del Governo Catalano (Generalitat).
Questa brillante trovata è dovuta probabilmente alla perdita di voti che affligge il PSC dal 2006, ma forse non sarà sufficiente per smuovere l’elettorato catalano.
La città è nelle mani dei socialisti ormai da 32 anni con l’alternanza di quattro sindaci socialisti dal lontano 1979, ovvero coprendo quasi tutto il periodo immediatamente successivo al ripristino della democrazia in Spagna. Come non ricordare tra i quattro sindaci socialisti che si sono alternati un personaggio emblematico come Pasqual Maragall, sindaco di Barcellona dal 1982 al 1997, celebre per aver contribuito al successo delle Olimpiadi di Barcellona del 1992 (e ancor più celebre oggi per la sua attuale lotta contro l’Alzheimer anche attraverso la fondazione a suo nome).
Il vento, però, è cambiato: le inchieste danno come sicuro vincitore Xavier Trias (CiU), rappresentante del partito che ha stravinto, il 28 novembre 2010, le elezioni al Parlamento di Catalogna grazie al carisma di Artur Mas, attuale Presidente del Governo catalano.

La situazione politica in Catalogna continua ad essere, però, “atipica”, così come si vede riflessa nei partiti più importanti (e nei loro obiettivi).

Ci sono tre partiti, che sono il riflesso a livello di Comunità Autonoma di realtà nazionali, motivo per il quale vedono la Catalogna come qualsiasi altra Comunità Autonoma, pur con le sue peculiarità:
1. Il PSC è la proiezione del PSOE, il partito che guida la Spagna con il Presidente del Governo, Zapatero;
2. Il PPC (Partito Popolare di Catalogna) è la proiezione locale del PP, il principale partito di opposizione in Spagna;
3. Esquerra Unida i Alternativa (Sinistra Unita ed Alternativa) è la proiezione di IU (Izquierda Unida, Sinistra Unita), ossia il partito comunista in Spagna, che alle ultime elezioni generali ha perso moltissimo peso.

Ci sono altri quattro partiti, tutti catalanisti, quindi di stampo regionale:
1. Convergència i Unió (Convergenza ed Unione), partito nazionalista catalanista dai toni pacati, una sorta di Democrazia Cristiana catalana;
2. ERC (Esquerra Republicana de Catalunya, cioè Sinistra Repubblicana di Catalogna), partito catalanista indipendentista, che ha avuto nelle sue file personaggi storici come Francesc Macià, Lluís Companys o Josep Tarradellas, e che oggi vede tra i propri rappresentanti personaggi pittoreschi come Josep-Lluís Carod Rovira;
3. Solidaritat Catalana per la Independència, partito indipendentista formato nel 2010 da Joan Laporta, ex presidente della squadra di calcio del Barcellona;
4. Ciutadans, partito dalla tinte dipietriste.

È chiaro, allora, che in Catalogna il dibattito sull’indipendenza è latente, ma non interessa alla maggioranza dei cittadini, che non si identifica necessariamente alla causa dell’uso imperante della lingua (?) catalana.

Chiari esempi sono: la sospensione, decisa dal Tribunale Costituzionale il 17 febbraio 2011 (ieri per chi scrive), di una norma che nel dicembre 2010 aveva stabilito la possibilità da parte della Generalitat di convocare referendum; o ancora il prossimo referendum, che si svolgerà il 10 aprile 2011, per decidere sull’indipendenza della Catalogna, pur senza avere alcun valore legale (http://www.barcelonadecideix.cat); o la gran polemica suscitata sull’approvazione parziale dello statuto autonomico della Catalogna da parte del Tribunale Costituzionale.

La primavera porterà novità? I partiti nazionali ed i partiti nazionalisti-indipendentisti (che tanto hanno in comune con i loro simili a livello europeo) riusciranno a trovare nuovi accordi per il bene della Catalogna?

Dibattiti e confronti saranno di grande aiuto…

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